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Descrizione
La chiesetta, ad unica navata, sorse per volere dell'Arc. Don Francesco La Rocca, così da poter dare la possibilità ai concittadini, che dimoravano nelle borgate di Borrello e Cacciatori nel periodo della raccolta delle olive, di poter partecipare alla Santa Messa; poteva essere raggiunta anche dagli abitanti di Tiberio e Buonanotte.
I lavori di costruzione ebbero inizio nel maggio 1694 nel luogo detto Portella di SantaMaria (tra Borrello e Cacciatori), e fu consacrata il 9 novembre 1700.
Nel 1977 la chiesetta è stata sottoposta ad un restauro strutturale.
Nella parete interna di occidente è presente un affresco realizzato nell'anno 1700 - come si evince dalla data riportata nello stesso - tuttavia il La Rocca riporta che fu realizzato un anno dopo la consacrazione, quindi nel 1701.
Nel riquadro centrale, nella parte superiore (divina), è raffigurata la Madonna del Carmelo col Bambino ed angeli, mentre nella parte inferiore (terrena) è presente Sant'Elia (con la spada di fuoco e la profezia) e San Simone Stok dell'Ordine Carmelitano (che riceve lo scapolare); nel riquadro di sinistra è rappresentato San Francesco d'Assisi, mentre in quello destra vi è San Filippo Neri.
La presenza del Profeta Elia e di San Simone Stok è legata alla storia dell'Ordine Carmelitano, infatti l'ordine sorse nei luoghi in cui Elia visse, ed è di fatto considerato il padre dell'Ordine; mentre la devozione caratteristica dell'Ordine è quella dello scapolare, a partire dal 1252 quando la Vergine Maria sarebbe apparsa a San Simone Stok.
La presenza di San Francesco d'Assisi e di San Filippo Neri rimanda alla povertà ed all'umiltà proprio come ricorda l'intitolazione della chiesetta: Santa Maria dei Poveri.
Infatti, San Francesco durante la sua vita si dette intensamente a una vita di povertà e di carità, dedicandosi alla cura dei poveri e dei lebbrosi.
Mentre, all'inizio del '600 con l'incremento della popolazione di Roma, e quindi con la crescita inevitabile dei poveri, San Filippo Neri con l'esperienza dell'Oratorio, poté dare assistenza al popolo romano, con sentimento di pietà e solidarietà verso il povero.
L'affresco è stato restaurato nel 2020 dal Prof. Franco Fazzio. Riportiamo qui di seguito una parte della sua relazione presentata all'Assessore ai Beni Culturali di San Mauro Castelverde:
Stato di conservazione
Prima dell’intervento di restauro, tutta la superficie muraria affrescata, risultava visibilmente compromessa da un forte degrado per il distacco e, in alcune parti, per la caduta di porzioni d’intonaco originale e quindi di pittura. A queste si sommavano ampie fessurazioni dovute a problemi strutturali per dissesti e movimenti del supporto murario a causa di cedimenti del terreno e, soprattutto, per fenomeni sismici, verosimilmente accaduti e ripetuti nel corso dei secoli. Già negli anni 60 - 70 del secolo appena scorso, si è provveduto in modo radicale a fermare tale fenomeno con consolidamenti della parete absidale. Dall’esterno lungo i due angoli rinforzati con basamenti in cemento armato e un cordolo lungo la parte sommitale. All’interno, da una catena in ferro, annegata e passante, ad un metro circa da terra. Il suo attraversamento da parte a parte, ha comportato una drastica demolizione della superficie inferiore e iniziale del ciclo decorativo. Il dissesto ha prodotto la perdita di una porzione piuttosto consistente di pittura sul lato destro della parete, in corrispondenza della figura di S. Filippo Neri. Sul piano estetico, la lettura della superficie pittorica era interrotta in più parti da micro e macro lacune, nonché da ampie fessurazioni e, in entrambi i casi, in passato, si è provveduto a colmarle, grossolanamente, con malte debordanti a copertura anche di colore originale. Tutte le riprese ad intonaco grezzo, non hanno previsto coloritura per tentare qualsiasi ripresa pittorica e, tutto ciò ha contribuito a dare una lettura dell’opera frammentaria e con discontinuità cromatiche. A questo si aggiungeva un forte sbiancamento dell’intera superficie pittorica per la presenza di efflorescenze saline.
Restauri
Gli interventi di restauro effettuati sono stati distinti in due tipi:
- a) -Conservativo - per il recupero e consolidamento dei materiali costitutivi mediante siringature di calce idraulica e resine acriliche.
- b) - Estetico - con la pulitura della superficie pittorica, procedendo inizialmente con l’eliminazione delle vecchie malte grossolane e, al contempo, liberare anche porzioni di colore originale. Con solvente basico supportato da polpa di carta si è rimosso lo strato di efflorescenza salina che contribuiva a rendere poco nitida la lettura delle cromie. Stuccate le lacune e le lesioni si è provveduto a reintegrare ‘a tono’ le piccole lacune e lesioni con colori ad acquarello mentre, le grandi lacune e lesioni sono state colmate sottosquadro con malta similare all’originale avente funzione non di disturbo ottico in una visione di insieme.
Mappa
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37°57\'36.4\"N 14°10\'25.0\"E









