borgate e risorse

del Territorio

Karsa

Karsa è una delle contrade principali, nonché tra le più abitate, del comune di San Mauro Castelverde. Il nome “Karsa” deriva dall’arabo e significa “giardino”, per via della presenza di numerosi giardini di arance, limoni ed uliveti secolari. Anche le altre contrade limitrofe portano nomi arabi come Xinni e Kalavri a testimonianza dell’insediamento dei Saraceni nel territorio di San Mauro.

Nel corso del XX secolo Karsa era una borgata abitata da molte persone nel periodo invernale, tanto da ospitare una scuola elementare sussidiaria, attiva fino agli anni ’90.

Il territorio di Karsa è particolarmente ricco di uliveti centenari e anche millenari e sono presenti numerosi oleifici tradizionali ormai in disuso, l’ultimo ha chiuso nei primi anni del 2000.

Il feudo di Karsa presenta al suo interno piccoli agglomerati urbani: Piano Onofrio nei pressi del fiume Pollina, Colle Chiesa dove si trova una chiesetta dedicata alla Madonna, il borgo di Cannizzaro dove c’è un grande bevaio con un’ottima acqua, Luogo Grande dove ancora sorge un antico frantoio a trazione animale appartenuto alla famiglia Coco.

Casale Botindari

A circa 15 miglia (romane) dal mar Tirreno, lungo la direttrice della strada romana (probabilmente trazzera vicinale) Halesa-Enna- Phintia (Licata) sorge il Borgo di Casale Botindari, appartenente al Territorio di San Mauro Castelverde (PA).
Una suggestiva ipotesi, fondata su alcune considerazioni che riteniamo abbiano una certa corrispondenza, ci fa supporre che Casale Botindari possa essere stata una stazione di posta romana infatti la distanza che intercorreva fra le stazioni di posta era di circa 15-18 miglia e il piccolo Borgo del nostro comune dista dalla costa del mar Tirreno circa 23km. L’ipotesi di origine romana, infatti la Via Valeria era collegata alla Salentina da una strada che da Halesa (Tusa), passava per Enna arrivando fino a Phintia (Licata).
La posizione del borgo di Casale Botindari a ridosso di questa antica trazzera, oggi SP 60 S. Mauro – Gangi, e la conformazione urbana con i cosiddetti “bagli”, inoltre, ne determinano un’esistenza molto lontana nel tempo che a livello storico si può far risalire al 1500.
Nel testo di Don Francesco La Rocca, scritto nel 1700 ritroviamo il nome “Botinnari” tra i 23 feudi appartenenti a Baroni (si presuppone Barone Agnello) del Marchesato dei Ventimiglia.
All’interno del Borgo, che nel 1800 contava una estensione di 190 salme, oggi possiamo vedere: un magnifico abbeveratoio centrale, con i bagli di primordiale costruzione; due quadranti di meridiane (orologi solari) un lavatoio privato (testimonianza di come la biancheria veniva lavata, utilizzando la cenere e l’acqua raccolte in apposite cisterne interrate) esistente già nel XIX secolo, come riportato sulla basola in pietra di un cancello posto all’inizio della cosiddetta “Villa”; la piccola chiesetta, dedicata a S.Mauro Abate, Patrono di San Mauro Castelverde , sicuramente appartenuta al Barone Agnello.

Borrello

Borrello è una frazione del comune di San Mauro Castelverde suddivisa in Borrello Alto e Borrello Basso, quest’ultima situata a 278 metri sul livello del mare. Nella frazione di Borrello, fino agli anni novanta, era presente una scuola sussidiaria multi classe, che consentiva agli abitanti della borgata di frequentare la scuola senza doversi spostare in paese. Borrello, come tutte le altre borgate maurine, si riempie di persone a novembre, dopo i morti e con l’inizio della raccolta delle olive e si svuota a fine maggio quando le famiglie si ritrasferiscono in paese dove il clima è più fresco.   

Alberi Monumentali, Olio ed Oleifici

Il territorio maurino, che si estende dal Mar Tirreno all’alta montagna con i 1.346 m s.l.m. (Pizzu di tri finàiti), è denso di elementi storici che vanno dagli insediamenti umani a noi noti, dal 152 fino ai nostri giorni. La più spettacolare però è la storia delle piante, che sono comparse ancor prima degli uomini e degli animali.

L’albero ultramillenario della località Mallìa, l’ulivo ultracentenario di Ogliastro, il frassino ultracentenario vicino al bevaio di Mallìa ci raccontano una storia di tutto il nostro territorio, di uomini, di coltivazioni, e di racconti ad essi legati. I circa 11.177 ettari (ha) di territorio maurino nella seconda metà del ‘800 erano così classificati: seminativi semplici 5.537 ha, pascoli 3.307 ha, uliveti 908 ha, frassineti 546 ha, boschi 388 ha, vigneti semplici 299 ha, seminativi alberati 96 ha, castagneti 44 ha, ficheti d’india 16 ha, agrumeti 12 ha, vigneti alberati 12 ha, suoli di case rurali 9 ha, ortaggi 3 ha.

Tutto questo descrive la varietà delle colture che erano allevate sul terreno coltivato. A dimostrazione che il nostro era un territorio si marginale ma che si prestava all’allevamento di varie coltivazioni arboree, per non parlare poi di tutte le erbe aromatiche e commestibile che nascono ancora ora spontaneamente.

Facendo un’analisi più approfondita e risalendo al XVII° secolo troviamo che nel libro di Domenica Barbera (A Santo Mauro nel Seicento) vennero piantati alcuni alberi di ulivo in grandi uliveti “di don Teodosio Ficarra e di Natale Spallino a Borrello, di Pasquale Terrisa nella contrada Larruni, di Paolo Di Ansaldo tra Larruni, Botindari e Petra Longa, di Placido Lo Piccolo al Vagno, di Giacomo Cristina tra Xara grande e Muljianni, di Agostino Giallombardo e Vincenzo Faulisi a Carsa, di Giovan Filippo Cucco a Cantarella e Bartolo Coco a Borrello. E poi ancora gli uliveti di Agostino Citati, Paolo Purpura, Cillenia De Auxilia, Cristoforo Di Franco, Silvio Di Garbo, Marco Di Giaimo, Giacomo Terrisa, Pasquale Gennaro. E tanti, tanti altri, con quantitativi minori.

Il paesaggio agricolo si presenta ricco di uliveti in particolare nelle contrade dei feudi di Borrello, di Carsa, di Botindari, di Palminteri e di Ogliastro.

La coltivazione degli ulivi si diffuse nei secoli passati per gran parte del vasto territorio maurino. Le cultivar esistenti sono state numerose e varie, ma merita particolare attenzione la cultivar Crastu che cresceva anche nei terreni più marginali accanto alle pietre e non solo su terreni più agiati. La pratica dell’innesto su Ogliastro (arbusto spontaneo) era conosciuta fin dai tempi antichi ed oggi viene praticata dai più volenterosi potatori. Sono questi una categoria di lavoratori che avendo appreso l’arte della potatura dell’albero di ulivo ancora oggi sono attivi in loco, e mantengono intatta la preparazione per tale mestiere che ha da sempre custodito i segreti della vita dell’albero. Ancora oggi si capisce dal tipo di potatura chi è custode, appassionato di tali segreti: potare maldestramente un albero significa troncargli la vita, danneggiarlo (putari ‘a surda, putari all’urvìna).  

L’olio ha rappresentato fin dai secoli passati un elemento importante non solo per il consumo domestico ma per la commercializzazione e la crescita economica dell’intero paese. Ci risulta che agli albori del XX° secolo tante famiglie, che possedevano piccole quantità di oliveti, commercializzavano o barattavano l’olio di proprietà al fine di poter restaurare o ingrandire le proprie abitazioni, e mettere da parte qualche soldo per fare istruire i propri figli.

L’olio della Crastu (cultivar autoctona) si presenta all’estrazione con un aspetto limpido tendente al giallo. All’olfatto emergono spiccate sensazioni di essenze officinali insieme a profumi tipici della mandorla, cuori di carciofo ed erbe aromatiche come timo, origano e fiori di campo. Al palato il sapore è tendente al dolce, ma si percepisce anche un gusto leggermente amaro che si equilibra insieme ad un piacevole senso di piccante. In cucina si presta a vari tipi di abbinamento: ideale a crudo e in cottura con primi e secondi di pesce, con carne sia al forno che alla griglia, e a condimento di verdure grigliate.

La raccolta viene effettuata rigorosamente manualmente con una invaiatura non superiore al 10%.

La distribuzione delle piante di ulivo in diverse località che un tempo erano raggiunte solo a dorso di animale (asino, cavallo o mulo), ha dato luogo alla nascita di tantissimi oleifici (trappitu), infatti in tutto il territorio a fine ‘800 erano attestati 26 frantoi, mentre tra il 1940 e il 1942 il numero aumenta notevolmente a 36. Oggi, sono presenti solo due oleifici, anche se la raccolta delle olive è diminuita per via dell’abbandono delle proprietà e della mancanza di manodopera. Comunque anche questo campo dell’estrazione è in continua evoluzione per via degli studi approfonditi curati dalle Università e non, che fanno dell’olio un elemento necessario ed insostituibile per la vita stessa.

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