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Descrizione
Il castello di San Mauro Castelverde ha una veduta incontrastata a 360°, e sorge sulla parte sommitale dell'omonimo monte a circa 1100 metri di quota s.l.m. .
Nonostante si possa pensare diversamente, esso non fu né un'abitazione per castellani né il primo agglomerato urbano, dal momento che, se escludiamo le tradizioni leggendarie, esso fu in primo luogo una roccaforte di vedetta e di difesa che, pertanto, controllava anche l'agglomerato urbano-territoriale ivi esistente; tale tesi è comprovata dal fatto che nelle murature del castello si notano rottami di tegole e di mattoni, lasciando alludere a precedenti fabbricati demoliti utilizzati come materiale di edificazione.
In origine esso doveva essere un castrum, ovvero un complesso che constava di una fortificazione attiva e completa con torri esterne di controllo e di difesa, nonché muraglioni protettivi all'esterno, come quella di colle della Maddalena e quella di San Marco.
Aveva una pianta pseudo-rettangolare di m. 45 x 25/30 orientata in senso Est-Ovest, elevandosi a più livelli. All’esterno dell’area perimetrale, in direzione dell’angolo Sud-Ovest e al centro del lato Nord è stata confermata l’esistenza di due torri a pianta semicircolare e di una terza torre (pochi resti), anch’essa a pianta semicircolare, ad Est. Bastionato da cortine di mura protettive, vi si doveva accedere da una rampa che si abbarbicava sino ad una porta posta sul lato Est.
Per cui, il castrum Sancti Mauri dovette essere un vero e proprio gioiello dell'architettura antica. Molte sono le ipotesi che imperversano su di esso, sia come datazione che come fine di utilizzo. Recenti studi testimonierebbero, infatti, che esso possa essere datato in età bizantina o, al massimo, per analogie planimetrico-strutturale con altri castelli (ad esempio il Castello a Mare di Palermo), all'età tardo-sveva.
Eppure, molti (forse erroneamente) vogliono che il castello sia stato invece opera dei Ventimiglia e, per la precisione, della Contessa di Geraci Guerrea Creon nel 1196 d.c. In realtà, di costei si sa che in quella data fece eseguire soltanto dei lavori di restauro alle torri del Colle Maddalena e del Colle San Marco, nonché l'edificazione del monastero di Santa Maria di Altopiano in località "Badia".
Ciò, pertanto, eredita una tradizione leggendaria che parte da una pergamena apocrifa ed arriva direttamente, per passaggio di epoche, ai Ventimiglia. Secondo tale scritto (che si disse ritrovato nei pressi del castello) Pietro Verde, nobile francese carolingio caduto in disgrazia, dopo aver comprato un bosco limitrofo, costruì, nel 788, il suo "Castello Verde" mantenendo buoni rapporti con la vicina Calatta del monte omonimo.
Costui ebbe un figlio, Diacinto, esperto ed appassionato di matematica ed astrologia, la cui discendenza fu interrotta, nell'898, dall'occupazione saracena in Sicilia che causò la distruzione del castello.
Della querelle dell'attendibilità di tale pergamena, frattanto, a noi rimane di certo una grande e secolare leggenda che, nota a tutti coloro che conoscono San Mauro Castelverde, riempie gli interrogativi delle corruttele storiche con un velato sorriso per il "misticismo cortigiano" che la scia di tale mito ha lasciato.
In conclusione, si vuole qui sottolineare il fatto che l’appellativo “Castelverde” fu aggiunto al nome "San Mauro" nel dicembre 1862 in una seduta del consiglio comunale, in seguito all'unificazione del Regno d'Italia, per distinguerlo da altri 22 paesi che portavano lo stesso nome.
Ultimamente l'area del castello è stata scelta dall'Associazione Culturale e Musicale L'Eremo come luogo di Crocifissione (Golgota) in occasione della sacra rappresentazione denominata “ 'A Visària”.
Limitrofa all'area del castello, sorge la Chiesa di San Nicola - Santa Nicola in maurino;
fu voluta, secondo la tradizione, da Diacinto Verde (primogenito di Pietro Verde) che volle edificarla a fianco alla cappella dell’antica fortezza, ovvero tra l'VIII e l'IX secolo, infatti presenta influenza bizantine.
La chiesa, nella sua prima struttura, come descrive il La Rocca, aveva una pianta a due navate diseguali, una più grande dell’altra, con colonne (di cui ne resta soltanto un capitello) non monolitiche ma in quattro pezzi che formavano tre archi; ma questa fu distrutta per i danni avuti dal terremoto del 9 e dell’11 Gennaio 1693 (terremoto che distrusse anche Catania, Modica, Augusta, Noto, Scicli, ecc.) e, dopo esser stata ricostruita da maestranze locali per interessamento dell’Arciprete dott. Don Francesco La Rocca, è stata aperta al culto nel 1699. Buona parte del materiale proveniente dalla demolizione della chiesa pare sia stato adoperato per la riparazione del campanile della Chiesa di San Mauro Abate.
Nel campanile vi erano due campane, una è visibile ancora oggi sul nuovo campanile; l’altra, più piccola, si vendette alla chiesa di S. Giorgio per contribuire alla spesa della nuova chiesa. Il terremoto dell’ottobre 1967 fece cadere i pilastrini che sostenevano la campana, ma furono immediatamente ricostruiti.
Oggi si presenta ad una sola navata rettangolare, orientata in senso diverso rispetto all’antica fondazione: ciò lo rileviamo dal fatto che nella parete di Sud è presente un'abside, probabilmente appartenete alla vecchia chiesa che quindi doveva avere la porta principale a Nord, mentre l’attuale si trova orientata verso Est con l’altare maggiore ad Ovest; il portale principale si presenta con un arco a sesto acuto.
L’abside antica è caratterizzata da un affresco bizantino raffigurante l’ascensione di Cristo (restaurato anni fa), ove in un rigo di scrittura latina che, in linea orizzontale, lambisce l’aureola uniforme di tutte le figure e frammezza la pittura, con difficoltà vi si legge: “... TATIS ASPICIENTES IN CAELUM HIC IES QUI ASSMPTUS EST VOBIS IN CAE ...”. Quanto riportato, con ogni probabilità, dovette essere ripreso dal capo I, versetto XI degli atti apostolici: “Viri Galilaei, quid statis aspicientes in caelum? Hic Iesus qui assumptus est a vobis in caelum, sic veniet quem ad modum vidistis eum euntem in caelum”, ovvero "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".
A quanto pare negli interstizi delle aureole erano segnati i nomi di ciascun apostolo, giacché in un punto appaiono tre lettere R T O (Bartholomaeus) ed in un altro puntoP H L U (Philippus).
Nell’altare maggiore si trova la statua lignea di San Nicola datata molto probabilmente al 1540 (oggi custodita all'interno della Chiesa di San Giorgio Martire); in detta Chiesa, nei primi degli anni 80 è stato ritrovato un polittico gotico-senese che, restaurato, rappresenta la Madonna col Bambino, San Michele Arcangelo e San Nicola: oggi conservato nella Chiesa di Santa Maria de’ Francis.
Un'ipotesi che deve essere ovviamente dimostrata, espressa in una recente visita da un architetto della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo, è quella che la parete Nord della struttura possa contenere degli altri affreschi coperti dalla calcina.
Mappa
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Via Stabile, 24, 90010 San Mauro Castelverde PA, Italia









