
I festeggiamenti solenni in onore del Patrono San Mauro Abate nel tempo si sono così succeduti: fin dal 1600 il 20 maggio, poi il 1° martedì di giugno in concomitanza talvolta, con la fiera del bestiame, dalla quale trae origine la parola “FERA” (mercato) ed attualmente il 1° martedì di luglio.
San Mauro Castelverde detiene il primato della festa patronale più lunga delle Madonie.
Questa peculiarità deriva da due diversi fattori: uno climatico-ambientale (il clima rigido ha suggerito nel corso dei secoli passati lo slittamento dei festeggiamenti dal 15 gennaio alla data attuale, e cioè il primo martedì di luglio, la domenica e il lunedì che lo precedono e la domenica successiva, detta dell’ottava) l’altro di natura logistica dovuta alla dimensione del fercolo, che dal 1680 in poi determinò la scelta delle vie processionali.
La grandezza, assolutamente ragguardevole della vara, portata in processione da circa 40 persone, più le guide, obbliga a fare sempre lo stesso percorso processionale per alcune vie del paese, dovendosi spostare il Santo dalla propria chiesa a quella della matrice San Giorgio (dedicata all’altro Patrono del paese) dove era, ed è tuttora, custodita la sua reliquia, essendo questa Chiesa, la chiesa madre di San Mauro Castelverde.
Il giorno più solenne della festa è il martedì, ma negli anni la processione dell’ottava in notturna con la fiaccolata, la benedizione dei campi al Piano San Mauro per i quattro punti cardinali e la messa in piazza all’aperto, ha assunto un valore simbolico e religioso importante per tutti i fedeli maurini.
“Acchianata da’ Madonna” (patrimonio immateriale) affonda le sue origini nel 1881, quando un gruppo di muratori devoti proprio alla Beata Vergine Maria Assunta, guidati spiritualmente dall’Arciprete Giordano Silvestri, decisero di sperimentare una sacra rappresentazione dell’Assunzione della Beata Vergine Maria al cielo, presentata poi per la prima volta ai fedeli maurini il 15 Agosto 1882.
La funzione in questione si svolge nella Chiesa di Santa Maria de’ Francis, depositaria di tutto l’apparato scenico, il 15 Agosto di ogni anno. Nell’anno 2024 e 2025 non è stato possibile effettuare detta funzione religiosa per via dei lavori di ristrutturazione della copertura e del restauro della facciata della chiesa; mentre negli anni della pandemia covid-19, ossia 2020 e 2021, si è svolta solo in parte con le dovute cautele come previsto dalle ordinanze per i riti religiosi. L’apparato scenico della funzione si fonda su di un sistema mutato nel tempo, costituito da argani, travi, carrucole e funi, azionati manualmente, con l’aggiunta successiva di fari elettrici. Più precisamente, le nove funi sono lunghe 40 m ciascuna, con un diametro di 3 cm circa, mentre le quattro carrucole doppie hanno la funzione di ridurre l’attrito e permettere una lenta ascesa e discesa delle sagome e della statua della Madonna.
Protagonista della sacra rappresentazione è la statua lignea della Beata Vergine Maria Assunta, scolpita nella seconda metà dell’800 da Gaetano La Rizza, scultore palermitano, autore di altre statue nelle Madonie come si evince dagli studi di Salvatore Anselmo.
Tra i saperi più preziosi custoditi dalla comunità maurina spicca la testimonianza di Giovanni Daino che, nell’anno del suo centenario, durante la messa del 15 agosto nella Chiesa di Santa Maria de’ Francis, intonò il canto dialettale “Sutta la vostra salva”. Un’eredità viva, oggi tramandata da una delle sue nipoti, che continua a preservarne la memoria.
Vivere in una comunità significa marcare anche aspetti ed elementi essenziali per la sopravvivenza culturale di alcune manifestazioni e riti che hanno rappresentato un legante necessario nel corso della storia stessa del luogo.
Il risveglio primaverile e i riti della settimana santa rappresentano ancora oggi un elemento centrale per il popolo maurini, perché fanno parte di quel patrimonio immateriale contenuto nella nostra stessa identità.
Preceduti dalla Domenica delle Palme, i momenti salienti di questo patrimonio sono: ‘A Czèna, ‘A Pirdunanza e ‘A Scisa d’a Cruci.
Dodici confrati della Confraternita del S.S. Sacramento (fondata con breve apostolico nel 1473 ed istituita nel 1629), tutti professati, partecipano seguendo una turnazione, al cenacolo. Sulla tavola imbandita in corrispondenza della cupola (simbolo della riconciliazione tra Dio e l’uomo attraverso la Pasqua) della chiesa di San Giorgio sono presenti: il pane, la lattuga, il finocchio, l’agnello pasquale (fatto di biscotto) e i “minnulicchi”.
La cerimonia, inserita all’interno della Santa Messa in Coena Domini, si divide in due parti. La prima con la lavanda dei piedi e l’unzione, La seconda parte della cerimonia prevede la spartizione a ciascun confrate-apostolo delle portate esposte sul cenacolo. Nei giorni successivi ciascun apostolo dividerà parte dei cibi benedetti ad amici, parenti e vicini di casa.
Questo rito denominato “ ‘A Czèna”, come riporta il La Rocca, era sicuramente esistente già al 1630, solo che al posto dei “nevoli” (cialde, fatte di semplice farina e acqua, senza lievito) ed arance o lumìe si distribuisce, oggi, alla fine della Santa Messa, il pane. La cerimonia è ripresa dal rito del ‘600, e a tal proposito il La Rocca evidenzia proprio che durante lo svolgimento si dava luogo alla lettura del Rollo, ovvero l’elenco dei confrati del SS. Sacramento viventi e defunti, per invocare su di loro, l’aiuto ed il perdono del Signore.
Inoltre, durante la Celebrazione della Santa Messa in Coena Domini, viene esposto il “Volto Santo” donato da Don Vincenzo Greco nel XVII secolo alla Chiesa Madre di San Giorgio Martire, la cui custodia è affidata “simbolicamente” alla Confraternita del SS. Sacramento. L’opera è la copia del “Velo della Veronica” conservato nella Basilica di San Pietro a Roma.
Il Venerdì Santo, nel pomeriggio, ha luogo la processione più lunga del nostro borgo medievale. Gesù un tempo veniva trasportato in una lettiga (cataliettu) dai confrati incappucciati della Confraternita del S.S. Sacramento, fino alla Chiesa di Santa Sofia (‘U Munti, Monte di Pietà) dove si incontrava con Maria SS. Addolorata, portata dalla Confraternita del S.S. Rosario della Chiesa di Santa Maria de’ Francis.
La processione proseguiva quindi per raggiungere la Matrice San Giorgio dove i confrati ed i fedeli, all’interno della Celebrazione della Passione del Signore, davano luogo al rito denominato “ ‘A Pirdunanza”, adorando la Croce e inginocchiandosi di tanto in tanto lungo la navata centrale della chiesa e battendosi il corpo con una specie di flagello.
Oggi l’incontro alla Chiesa di Santa Sofia non avviene più. Comunque, la funzione religiosa che si svolge sempre nella Chiesa Madre, con il sopra descritto rito, rimane invariata e prosegue con la processione che si snoda per le vie del paese toccando ogni quartiere.
Il Venerdì Santo si conclude la sera nella Chiesa di Santa Maria de’ Francis con “ ‘A scìsa d’a Cruci” (la discesa dalla Croce): Gesù (in materiale di cartapesta) viene deposto dalla Croce ed accompagnato, in un’urna di vetro, nel Sepolcro sottostante la chiesa.
Tale rito sacro è curato dalla Confraternita di Maria SS. del Rosario (fondata con breve apostolico nel 1493 e istituita nel 1629).
Un tempo, nella Chiesa di Santa Maria de’ Francis i fedeli trovavano il loro momento di profonda partecipazione e preghiera con la caratteristica visita ai sepolcri, entrando ed uscendo dalle due aperture laterali della porta centrale per guadagnare le indulgenze plenarie.